Dettaglio libro

Alberto Anzani
Sul Confine

2004

Superare il confine, superare il limite. Titanismo? Necessità. Infrangere regole che sono per l’uomo, per sperare in un futuro diverso. Delinquenti abituali o eroi? Un certo tipo di contrabbando è stato anche questo: risalire la china, combattere la miseria. Ma la vita sul confine ha significato anche il gusto di vincere, di farla franca, di sfidare la sorte, di osare. Terre di frontiera, stesso territorio, una rete, leggi diverse. Sul confine italosvizzero intorno al lago di Como, dal dopoguerra sino agli anni ’70, si abbracciano di nascosto fatica e affari, latinità e calvinismo. La voce di uno spallone si fa storia. La storia locale si fa leggenda. La vita del contrabbando e la vita di un uomo sono unite dalla fatica, dal rischio, dallo sprezzo del pericolo. Si fonderanno nella sfida continua di saper oltrepassare una rete, un confine, un limite. Dal dopoguerra sino agli anni ’70 la storia di uno spallone del Lario, negli anni d’oro dello sfroso, diviene leggenda. …È il momento di uscire dal bosco, fare pochi metri e gettarsi di nuovo a terra per strisciare sotto la rete, camminare sui passi dei finanzieri un tratto, per confondere le tracce e poi saltare per il pendio, oltre la frontiera, correndo a capocollo verso le luci del lago. Indosso trenta chili caricati sulle spalle… L’imbarco delle stecche su una barca da pescatore. Il silenzio del lago rotto dal rumore stentato dell’elica del motore e l’odore penetrante dell’olio e della benzina. È questo ricordo di quando avevo trent’anni e la lotta per la vita abbracciava il confine, i boschi, la montagna, il lago, che amo raccontare...

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